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La scuola tagliata. Il governo toglie 1 miliardo alla scuola

l governo parla di riforma della scuola ma taglia le ore, le risorse e la qualità. E non è tutto. Dà un taglio netto anche alla memoria, visto che dimentica di avere oltre un miliardo di debito con le scuole. Tra il 2002 e il 2006, infatti, sono stati progressivamente decurtati i trasferimenti delle risorse alle scuole.

 

immagine documentoIl governo parla di riforma della scuola ma taglia le ore, le risorse e la qualità. E non è tutto. Dà un taglio netto anche alla memoria, visto che dimentica di avere oltre un miliardo di debito con le scuole. Tra il 2002 e il 2006, infatti, sono stati progressivamente decurtati i trasferimenti delle risorse alle scuole. 

Una condizione deprecabile che è stata ulteriormente incancrenita dalla politica dei tagli del duo Tremonti –Gelmini che ha messo in discussione lo stesso pagamento delle supplenze, il funzionamento amministrativo e didattico e, addirittura, i servizi di pulizia e di sorveglianza degli istituti. 
La situazione è molto grave e il PD non può accettare che ora il governo attraverso una circolare ministeriale zeppa di tecnicismi contabili dica, di fatto, alle scuole di arrangiarsi, sia pure in violazione dei vigenti regolamenti di bilancio. 

Per Manuela Ghizzoni, Capogruppo del Pd in commissione Cultura alla Camera, “il Governo sovverte la realtà e ancora una volta non risponde nel merito dell’interpellanza parlamentare sul credito di un miliardo di euro vantato dalle scuole nei confronti dello Stato e sugli effetti nefasti della recente nota ministeriale per la compilazione dei bilanci delle scuole”. Quello che il PD contesta (qui il video dell'intervento della Ghizzoni) è la volonta da parte del Governo di non restituire alle scuole quanto dovuto e la straordinaria malafede mostrata nel tentativo di attribuire al Governo Prodi la difficilissima condizione finanziaria degli istituti che, dati alla mano, è invece da attribuirsi al Governo Berlusconi.

Quella del governo, dunque, è una risposta irricevibile. In realtà una non-risposta che danneggia definitivamente la scuola pubblica facendone ricadere gli effetti sui bilanci delle famiglie: i contributi volontari dei genitori, infatti, nella previsione di Tremonti e Gelmini sono assimilabili ad una vera e propria tassa sulla scuola. Il Partito Democratico continuerà a battersi contro questo attacco all’autonomia e alla dignità della scuola pubblica e, come annuncia la Ghizzoni, l'11 marzo noi democratici promuoveremo nelle piazze italiane una giornata nazionale di mobilitazione per la difesa della scuola. Una mobilitazione che vuole porre l’accento sui mille problemi che attanagliano l’istruzione pubblica italiana. Una noncuranza che investe non solo gli studenti ma anche i docenti. A ricordarlo è Tonino Russo, deputato Pd in commissione Cultura , che chiede al governo di “intervenire per tutelare i docenti messi fuori graduatoria illegittimamente all’atto dell’aggiornamento delle stesse graduatorie”.

“Sono stupito dell’approssimazione e della superficialità con la quale al ministero dell’Istruzione trattano le questioni e preparano le risposte del Governo agli atti parlamentari. Forse – continua il deputato Pd - sono frutto di malafede ed imbarazzo per la consapevolezza di aver agito male e contro la legge, producendo gravi conseguenze per tanti docenti discriminati nei loro diritti”. 

Come anticipato, l’impegno del PD non si ferma alle aule parlamentari ma scende in piazza per raccogliere le testimonianze degli studenti, come dei genitori e dei docenti. Accanto a quella reale, ci sarà poi anche la piazza virtuale, dove verrano raccolte le esperienze e le foto dalla “scuola tagliata”. Ognuno può diffondere l’iniziativa e trovare tutti gli appuntamenti suwww.partitodemocratico.it/scuolatagliata

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